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I denti anche prima che arrivino!

Un nuovo contributo del CMO, il Centro di Medicina Osteopatica di Firenze, per Dai Mamma, questa volta del Dott. Andrea Corti, Medico Chirurgo Odontoiatra, sul tema della prevenzione e dell’igiene orale dei nostri bambini.

La prevenzione delle patologie della bocca comincia dalla prima infanzia

È possibile prendersi cura dell’igiene orale dei propri bambini ancora prima che spuntino i primi denti. Basta non abituarli a tenere sempre in bocca qualcosa di dolce, come il ciucciotto intinto nello zucchero o nel miele, il biberon pieno di acqua zuccherata, o ricevere in premio una caramella quando si comporta bene. Queste abitudini saranno impossibili da eliminare dall’oggi al domani, quando spunteranno i primi dentini. È quindi meglio evitarle fin da subito. Il primo spazzolino, piccolo e morbidissimo, senza dentifricio, può essere usato fin dall’anno di età e naturalmente va maneggiato dai genitori. Attorno ai tre anni, è possibile aggiungere allo spazzolino una piccola dose di dentifricio al fluoro per bambini. Un bimbo può iniziare a lavarsi i denti da solo, sempre sotto controllo dei genitori, attorno ai 6 – 7 anni. La pulizia dovrebbe essere effettuata dopo i tre pasti principali, ma se il bambino va alla scuola materna non sempre è possibile lavare i denti anche dopo il pasto di mezzogiorno.
(continua a leggere).

Romina

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Un’app per non dimenticare i bambini in auto. Qualche riflessione…

Oggi si inventano applicazioni per tutto. Manca quella per fare il caffè, ma credo che presto ci arriveremo. Girellando su internet, ho visto che hanno da poco creato un’applicazione che mi ha incuriosito e che temo sia stata creata dopo alcuni casi di cronaca davvero dolorosi e tragici. L’app si chiama “Infant Reminder” e dovrebbe aiutare a non dimenticarsi i piccoli seduti sui seggiolini della propria auto.

Prima di iniziare il percorso, l’utente lancia l’applicazione e inserisce l’indirizzo di destinazione, con la possibilità di memorizzarne alcuni. Periodicamente l’app manderà degli allarmi sonori e visivi, durante il tragitto e anche all’arrivo a destinazione se non viene disattivata. Questo aiuterebbe, secondo i creatori, a rimanere attenti alla presenza dei bambini sull’auto e a evitare possibili tragedie. Ovviamente i progettisti, italiani, sottolineano che tale sistema non può sostituirsi alla responsabilità del genitore (vorrei anche vedere!).

Non ho idea se questa applicazione possa essere veramente utile (se una persona è di furia o sbadata, si ricorderà di attivarla appena si mette alla guida?). Ma quando ho letto che qualcuno l’aveva creata, non ho potuto fare a meno di pensare due cose. Primo: siamo talmente di furia e con la testa piena, che qualcuno ha pensato fosse utile progettare un dispositivo per “richiamarci all’ordine” o almeno per aiutarci a ricordare. E già questo secondo me apre una bella riflessione.

Secondo – e l’ho pensato con un brivido molto freddo – sono così sicura che a me potrebbe non capitare di essere disattenta? Sarà per questa paura che abbiamo noi genitori – quella di poterci distrarre, anche solo un attimo – che, sotto sotto, senza farmi vedere, ogni tanto controllo nello specchietto retrovisore dell’auto, pur sapendo benissimo che ho lasciato Emma dai nonni o con il babbo? mumble… mumble…

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La libertà… alla toilette

ikeaOra, in effetti ammetto che la foto di un bagno è un pochino strana. Neppure particolarmente bella (non si tratta di un’installazione artistica, alla Duchamp). Però stamani sono stata all’Ikea a Sesto Fiorentino – in vista del temibile ma avventuroso trasloco – e in bagno ho trovato questo. E mi sono ricordata della fatica dei primi mesi, quando Emma era davvero piccola e aveva bisogno di stare in culla o in braccio. E a volte era complicato persino andare in bagno, se non ero accompagnata. Che ci vuole in fondo? Un seggiolino e la mamma può essere autonoma. Sì, anche di andare in bagno (via parliamo anche di quella cosa spinosa: questi birillotti che ci seguono ovunque, anche alla toilette… la privacy è una cosa davvero superflua per le mamme!!!). Non sarebbe bello trovarli ovunque? Renderci più autonome e libere è così difficile?

Elisa

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Il trio X 2

trio gemelliSpesso mi chiedono:
– qual è stato per me l’accessorio assolutamente irrinunciabile tra quelli che oggi offre il panorama degli articoli per l’infanzia…gemellare?
– qual è stato il mio “migliore amico” (come lo definisco ironicamente, ma neanche tanto!) nel primo anno di vita (e oltre) di ET?
– cosa ha contribuito a farmi sentire libera di scegliere cosa fare insieme a ET, ogni giorno, anche quando ho voluto o dovuto fare da sola, vedendo ridursi notevolmente le differenze con la giornata-tipo di una mamma di non gemelli?
La risposta è: IL TRIO…X2!
Costoso. Ohiohi…quanto!
Tecnologico. E l’ambizione di fare la mamma d’antan se ne va alle ortiche; nessun rammarico, garantito.
Ingombrante e pesante. Ma il “mio” molto meno di altri, ecco perché posso dire a ragion veduta che poter scegliere in base alle proprie esigenze e aspettative è importante e fa la differenza.
Comodo e sicuro. Confortevole per ET e maneggevole per me.
Accessoriabile. Quindi, in base ad esigenze e budget (problema aggirabile in molti casi con un pò di manualità creativa), personalizzabile.
Già per il trio classico (cioè quello per un solo bambino), è opportuno considerare l’utilità, potendo, di scegliere la via della lista nascita. Ed è stato rincuorante e commovente quando amici e parenti che avevano contribuito alle quote per il trio gemellare (più o meno si va al doppio o poco meno di quanto stimato per il trio X1!), col passare del tempo, abbiano spesso esclamato quanto vedessero utile ed utilizzato il loro regalo. Vi faccio solo qualche esempio pratico, e mentre scrivo sorrido.
Ci ha consentito di viaggiare (per quanto si possa): stessi ovetti come seggiolino auto (se poi si hanno in macchina gli agganci “isofix” è il massimo) e come culline per passeggiare una volta a destinazione. Vuoi mettere il risparmio di manovre? Mi ha permesso, ogni giorno, di uscire da sola con ET per andare dal pediatra o a fare la spesa o in (quasi) qualsiasi altro posto vi venga in mente, nonostante gli ascensori piccoli, le porte dei negozi strette, il bagagliaio dell’auto con una capienza limitata (per intenderci, non potendo per esempio contare su qualcuno che mi prendesse uno o entrambi i bambini in collo per smontare le carrozzine). Non tutti i passeggini gemellari hanno dimensioni e peso compatibili con tanta libertà d’azione, ecco che si torna all’opportunità di fare una scelta attenta con relativo ricorso a fondi non troppo limitati (ma rammenta: la lista nascita è ormai una prassi riconosciuta, diffusa, approvata e molto molto ragionevole).
A seconda dell’età di ET siamo potuti uscire in orari diversi (da svegli o addormentati), con temperature diverse (le postazioni accoglienti e agili da gestire oggi consentono imbottiture e “alleggerimenti” davvero efficaci, e la gamma di prodotti – materiali bio, soluzioni economiche, nonché il fatto in casa – lascia molta scelta), e di volta in volta tenendo i piccini rivolti a me, per parlare con loro, allietare il vagabondaggio con le nostre canzoni (sono diventata un’autoradio vivente!), oppure rivolgendoli lato strada, quando la loro curiosità per il mondo esterno ha iniziato ad attirare i loro sguardi curiosi, o infine posizionandoli l’uno davanti all’altro, per farli interagire tra loro.
Alla fine di tutto, la domanda che regolarmente sorge spontanea è: qual è il famoso Trio gemellare di cui parli? Non l’ho omesso per discrezione, né per “gelosia”, tanto meno per una dimenticanza.
E’ che le esigenze di ciascuno sono diverse, e la natura e le aspettative di ogni mamma trovano oggi una risposta: per me erano la versatilità, per portare fuori ET e me stessa (indole autonoma e insofferente agli spazi chiusi più di un tot) il più spesso possibile anche da sola, sia a piedi che utilizzando l’auto; e di poter utilizzare l’investimento fatto il più a lungo possibile, contando dunque sulla “trasformabilità” in base a età, fasi e stagioni, del “mezzo”: così ho scelto il superleggero (nonché supercaro e superlungo da avere, almeno nel 2011) City Select. Altre mamme potrebbero preferire altre occorrenze, e allora avrà senso una scelta completamente diversa (le alternaitve sul mercato sono molteplici!)
In questo caso, del trioX2, la matematica è un’opinione.

Romina

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Che “ikea” il nostro materasso!

materassiUn posto d’onore in casa nostra è riservato a qualcuno(/osa) di molto speciale: un materasso alto più o meno 3 dita. E’un’idea in apparenza di poco conto, ma nei nostri giorni si è rivelata davvero “caratteristica”…insomma, da consigliare! Ecco perché lo annovero tra “Gli arnesi del mestiere”.
Amico d’inverno, soffice e accogliente, e comodo d’estate con la sua fibra che inspiegabilmente resta fresca…e in ogni momento non aspetta altro che i più piccoli (ma anche noi, babbo e mamma) ci zompino sopra, ci si rotolino, ci facciano le capriole e lo stretching per la schiena che fa il babbo e che a loro piace tanto imitare…e poi giocattoli, librini, xilofoni, briciole (eh eh!), amichetti, nonni perplessi (ma solo i primi 5 minuti…poi ce li trovi spalmati e a dirla tutta, a volte, alle soglie della russata!).
Puoi farlo con macchina da cucire, stoffa resistente e imbottitura semplice, ma su questo noi abbiamo deciso di “investire” (ahahahah!)…acquistone per tutta la famiglia all’Ikea, della serie Sultan Tarsta, solo che invece di usarlo per un lettone matrimoniale, lo teniamo in salotto, sul pavimento, e ci giochiamo, ci parliamo, ci guardiamo un cartone, e ci facciamo tante ma tante tante coccole (a proposito c’è un limite alle coccole? O, come si dice dalle nostre parti, ai “covi”? Esiste il “covometro”?).
Ci è servito quando ancora ET stavano solo distesi, e i normali tappeti-palestrina per neonati stavano loro decisamente stretti, poi quando hanno cominciato a tirarsi su e a gattonare (ed era pieno inverno), e ci piace ora, anche se non riescono a starci fermi sopra più di 10-12 minuti!
Insomma, un angolo delle coccole che se avesse la parola avrebbe molto da raccontare di noi!
Romina

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Il trio, questo sconosciuto

Una cosa che tutte facciamo, mentre il pancione cresce, è cominciare a guardare con occhi trasognati tutti gli “arnesi” per accogliere preparati il nuovo arrivato. Se non avete figli più grandi o parentame e amicame che possano passarvi delle cose, di solito si comincia a fare giri perlustrativi nei negozi come Prénatal o Iobimbo (nel mio caso, a Sesto Fiorentino e a Campi Bisenzio ci sono entrambi) e ci si avventura in questo nuovo mondo di attrezzi.
In effetti, quello che ricordo, è il senso di spaesamento davanti, per esempio, ai “trio”. Il trio che tutti hanno sulla bocca e che le commesse ti buttano lì dando per scontato che tu sappia cosa sia – io no, non lo sapevo esattamente cosa era, lo ammetto – è un sistema modulare di culla, ovetto e passeggino. E avete voglia a essere vintage o moderni, il trio è indispensabile. Perché con l’ovetto piazzate il piccino in auto, nella culla quando dorme o lo portate a spasso, e quando ha circa 4 mesi (ma dipende dai bambini) si passa al passeggino. Per capire come funzionava esattamente, io e il babbo di Emma abbiamo messo in scena dei siparietti niente male…
IMG_0353Il trio ha dei costi mostruosi (intorno ai 600 euro per un’Inglesina Zippy Free come quella che abbiamo scelto, molto di più per Stokke o altro) da qui la scelta mia e di Davide di aprire la lista di nascita. Non sarà elegante, ma l’economia familiare ringrazia.
Comunque, arrivati al momento della scelta del trio, il panico: starà nell’ascensore e nella macchina? Quale è quello più leggero? Si chiude bene? Può essere montato sia fronte che retro mamma? Insomma, per me è stata una cosa turca. Per questo mi piacerebbe condividere qua i dubbi e le perplessità anche su questi temi… E voi cosa avete fatto?
Elisa